Prof. Dott. Benigno Passagrilli
medico chirurgo spec. in odontoiatria, protesi dentale e odontoiatria psico morfo somatica
b.passagrilli@virgilio.it
Nella mia vita professionale più volte mi sono trovato di fronte alla necessità di dare una qualche risposta alla domanda “ma Dio è in noi?” o “noi siamo Dio?”
O una qualche variazione sul tema.
Molte persone alla ricerca di un proprio equilibrio, di una giustificazione alla propria esistenza, alle proprie azioni, cercano motivazioni superiori, quasi a voler scaricare in parte o in toto le proprie responsabilità.
La mia attività prevalente è rappresentata dall’odontoiatria ed in modo particolare dall’odontoiatria psicomorfosomatica, cioè dall’applicazione di quelle filosofie e di quelle metodiche che partendo dalla bocca ci permettono di “leggere” la persona che è davanti a noi capendone le alterazioni morfo strutturali, e da queste muoverci verso terapie che portino a ritrovare l’equilibrio perso.
Questa tecnica porta inevitabilmente a guardarci dentro usando il professionista come uno specchio su cui riflettere i segni esteriori del nostro essere.
Spesso ciò che viene riflesso non è altro che la somma dei nostri sensi di colpa, delle nostre impotenze, della nostra rabbia, del nostro non sentirci adeguati alle forme standard imposte dalla società, da chi vuol gestire ed esercitare il potere su di noi.
Sembra che tutto quello che è in noi di non bello occupi l’intero spazio nascondendo la bellezza, la grandezza delle emozioni positive, delle cose belle che ogni giorno dentro di noi esplodono, come se il nero nasconda gli sprazzi di luce che brillano entro di noi.
Una delle prime cose che faccio con queste persone è di farle guardare fuori dalla finestra del mio studio, nel giardino sottostante, chiedendogli di descrivere ciò che vedono.
Spesso la visione è sommaria, spesso si notano le cose fuori posto, spesso solo le piante morte.
Prendendo per mano lo sguardo, si riesce a vedere altro.
La famiglia di cervi volanti che occupa un lato del suolo, le formiche, i fiori e le loro gemme, le piante che ci parlano di antiche memorie.
Piano piano riusciamo a vedere i colori della tavolozza con cui il buon Dio, il Creatore, ha reso gioiosa la nostra vita sempre, anche in un pomeriggio di novembre, grigio della pioggia in arrivo.
Tutto ci parla sotto forma di frequenze, di oscillazioni.
Colori, suoni, odori, impercettibili sensazioni che ogni essere del creato, dall’apparente immobile pietra al velocissimo colibrì, all’immutabile quercia, al meraviglioso uomo; ma, anche virus, batteri, vermi, spore, funghi, tutto rappresenta il fine di realizzare quel Tutto che ogni cosa comprende nel bene e nel male, nella materia e nello spirito, dando volto ed infiniti colori al Dio nostro punto di riferimento e meta finale.
Un’equazione rende forse questa immagine in modo pieno ed intelligibile:

dove M = materia
E = energia
G = Numero delle infinite divisioni del binomio energia materia per identificare ogni cosa
creata.
Da qui il concetto di base che afferma che l’uomo fa parte Dio in quanto parte di quel tutto che è Dio.
Anche quando sembra dimenticarlo, anche quando la sua rabbia, la sua incapacità di gestire la sua esistenza lo fanno allontanare dalla sua umanità, dalla pietàs, dalla comprensione, anche allora è parte di Dio, perché esiste sempre la possibilità del perdono, della comprensione, dell’assoluzione delle colpe mediata dalla propria evoluzione, dalla propria capacità di tornare a vedere la luce, i colori, i suoni che l’intera natura ci manda come salvagente, come onda su cui tornare a vibrare, come un diapason su cui accordare le note scordate del nostro essere.
B.P.