Psicodinamica e Fiori di Bach  
di Claudia Valsecchi



Consultiamo la descrizione del fiore Centaury

 

Parole chiave □ Debolezza della volontà □ incapacità di opporre resistenza, di mettere limiti agli altri □ ingenuità □ insicurezza □ ipersensibilità □ mancanza di autorità □ masochismo □ sottomissione □ suggestionabilità □ timidezza.

 

Delicato, sensibile, passivo, è orientato verso il prossimo con un’acutissima intuizione dei bisogni degli altri, che antepone ai propri. La sua volontà è debolissima, non sa opporre rifiuti e finisce con l’essere sfruttato e schiacciato.

 

Centaury esprime l’energia affettiva, rimasta allo stato infantile, della sottomissione e della dipendenza. Tutto è dolce e armonioso, ma i colori sono spenti, senza mordente. Quello che a una prima vista appare soffice, con il tempo si rivela invece inconsistente.

 

Nonostante la fragilità il Fiore si dimostra forte, in grado di reggere a lungo l’infelicità, scaricandone appena appena nei lamenti, in quanto la motivazione affettiva innesca continuamente nuova energia.

 

Il problema. È conscio, anche se il Fiore non sa spiegarselo, e consiste nel subire talmente la personalità degli altri al punto di non saper opporre rifiuti. Non riesce né a sottrarsi alla loro volontà, che sente più forte della sua, né a ignorare i loro bisogni. Quando ama tende a sacrificarsi completamente, ma raramente riceve in cambio altrettanto amore. Il suo atteggiamento, purtroppo, stimola negli altri piuttosto l’egoismo, così che la sua vita è spesso una sofferta rincorsa di questo amore e di amicizie ideali, di cui avrebbe così tanto bisogno.

 

L’angoscia di fondo. Insorge, e si instaura, cosciente, quando l’amore per l’altro richiede un sacrificio estremo delle proprie istanze, per egoismo o per scelta del Fiore stesso. Automaticamente, infatti, senza quasi rendersi conto di quanto si impone, Centaury inizia a trascurare i propri interessi ed a impiegare il proprio tempo libero per occuparsi del benessere dell’altro, fino a che le troppe rinunce si fanno sentire come un senso di malinconico vuoto.

 

Il Fiore infatti non è un rinunciatario, come Mimulus, che si accontenta di sopravvivere in un proprio microcosmo e che cerca soltanto un riparo dal mondo. Ovvero come Pine, che trova nella rinuncia sollievo alle proprie ansie. La totale rinuncia alla propria affermatività dei due Fiori è molto simile, ma Pine non si aspetta nulla in cambio, mentre Centaury spera sempre di essere amato per questo.

 

Centaury ha chiare le proprie ambizioni, ma vorrebbe realizzarle all’ombra di un partner, in un clima di reciproco affetto e interesse. Purtroppo, però, mette poi il benessere dell’altro talmente al primo posto che spesso si ritrova a sacrificargli anche i propri bisogni e i progetti più importanti. È un sacrificio pesante, di cui il Fiore soffre, ma se la relazione è armoniosa e affettiva, con il tempo può arrivare addirittura a dimenticare quanto avrebbe voluto realizzare nella vita, e trovare il proprio significato solo nella relazione stessa. In questo caso l’angoscia rientra, e può restare solo una vaga memoria, più o meno malinconica, dei propri antichi sogni.

 

L’angoscia rimossa sembra invece legata al tema del rifiutare qualcosa agli altri, scegliendo se stessi e i propri bisogni. Sembra questo il passo vietato, anche nelle piccole cose. Centaury può esistere solo quando gli altri sono già a posto, soddisfatti, mentre lui deve venire dopo e occupare solo posti secondari.

 

Non ce la fa, letteralmente, a convivere con un eventuale sentimento di scontentezza dell’altro, poiché sente quel malumore o quel disagio dentro di sé come un elemento destabilizzante. E diventa prioritario risolverlo, occuparsene, prima ancora di pensare a sé.

 

Tutto questo può suggerire che provenga da una famiglia di persone forti, forse prepotenti, che non gli abbiano lasciato spazio.  Sembra provenire da un bambino che abbia imparato ad accontentarsi dei posti marginali. Forse dietro di lui ci sono stati genitori narcisisti, o ostili, che hanno ignorato i bisogni dei figli per voler essere sempre loro in primo piano. Oppure fratelli e sorelle forti e competitivi, che hanno impedito l’affermazione dei più fragili. Questo sarebbe però solo un apprendimento, mentre la problematica del Fiore potrebbe anche  essere  più profonda.

 

Nell’occuparsi degli altri di Centaury c’è, infatti, una nota di angoscia. “Deve”  farlo, altrimenti non riesce a pensare a nient’altro. Il piacere per il piacere dell’altro subentra dopo, quando gli ha risolto il problema e lo vede sollevato. Ma prima, quando l’altro è ancora scontento, il Fiore ne è letteralmente angosciato, come se quello scontento fosse connotato da un certo grado di pericolosità.

 

Questo fa pensare che possa provenire anche da una famiglia violenta, dove i più forti scaricano arbitrariamente la loro rabbia sui più deboli. Abbiamo tanti racconti di bambini che vivono nella paura del rientro a casa di un genitore, che se è arrabbiato può scatenare l’inferno, a prescindere dal loro comportamento.

 

In questi casi, i bambini entrano in uno stato di ansia indifferenziata, perché non sanno come proteggersi da quella violenza arbitraria, che può rivolgersi contro di loro anche quando si sono comportati bene. Imparano così a temere la scontentezza del genitore (l’altro), perché sanno che saranno loro a pagarla. Di fronte all’altro Centaury sembra, infatti, ancora un bambino che deve far di tutto perché il genitore stia tranquillo. Altrimenti lui non potrà vivere.

 

Il Fiore può però provenire anche da un’infanzia esattamente opposta, anche eccessivamente dorata, dove, per la sua bontà e la sua sensibilità, sia stato scelto e amato dagli adulti come il bambino ideale, lodato e portato ad esempio perché non crea mai problemi. Un ruolo troppo gratificante perché un bambino voglia rinunciarvi, con il rischio di sacrificare i suoi bisogni infantili, anche trasgressivi, e di restarvi intrappolato. Spesso è il figlio che è stato scelto come quello da sacrificare, che non si sposerà e che si occuperà dei genitori anziani, addestrato a questo ruolo con doni e lusinghe.

 

In ogni caso, nella sua psiche, l’altro sembra sempre mantenere la potenza che aveva il genitore quando lui era piccolo. E il Fiore si comporta, il più delle volte, come un bambino che fa di tutto perché l’altro non solo non abbia motivi di rabbia e resti tranquillo, ma addirittura che non resti deluso.

 

La difesa. Per non riattivare l’angoscia che a suo tempo, nell’infanzia, deve essersi legata ai propri tentativi di autonomia e di affermazione, percepiti come indesiderati dagli altri, il Fiore ha adottato un atteggiamento di sottomissione e di estrema disponibilità. In questo modo non corre il rischio di creare problemi agli altri trascurandoli, e cerca anche di ingraziarseli se sono ostili.

 

Si tratta di una manipolazione che mira a controllare l’aggressività degli altri, simile a quella di Mimulus, ma più profonda e più drammatica, in quanto completamente inconscia e legata al bisogno fondamentale d’amore del Fiore. Centaury non cerca infatti di essere protetto dal mondo, come fa lucidamente Mimulus, ma di ottenere, in cambio dei suoi servizi, un amore che gli dia significato.

 

E’ attento e protettivo, come Chicory e Red Chestnut, senza averne l’ossessività, e rispettando i divieti che dovesse ricevere.  Quando si dedica agli altri è infaticabile, come Oak, ma non si sente eroico: adora soltanto servire e veder felici gli altri. In questa estrema attenzione ai loro disagi, il Fiore ricorda Walnut, che li gestisce però con maggiore razionalità, trovando alla fine anche lo spazio per se stesso.

 

Il conflitto inconscio. Si crea spontaneamente tra l’aggressività affermativa, che tende naturalmente a realizzare le proprie istanze, e il divieto di farlo, che la blocca, in quanto il Fiore la ritiene negativa perché ha segretamente costruito una grande immagine di sé, di persona estremamente generosa, che vuole assolutamente mantenere.

 

È un’immagine che compensa la fragilità con qualcosa di grandioso, ma che non permetterebbe, comunque, alcuna difesa del proprio mondo dagli altri, qualora il Fiore provasse ad affermarsi. Il rimosso sembra essere così la parte vitale stessa. Il grande amore che il Fiore dà agli altri lo sottrae letteralmente a se stesso, e si ritrova alla fine come se il filo tra i suoi desideri e la forza per attuarli fosse stato tagliato. Non può contare su alcuna aggressività per far fronte alla volontà degli altri, può sperare solo nella loro clemenza.

 

La strategia. È quella di restare attaccato alla visione infantile dell’amore, dove la madre ha tutto il potere e il bambino si adegua. Il Fiore raccoglie le aspettative altrui e le fa proprie quasi fino a perdere il senso della propria identità, non accorgendosi così di essersi adattato. Gli appare del tutto normale comportarsi in questo modo, come normale aver sostituito i propri bisogni con quelli dell’altro. Non ha alcuna idea di essersi cancellato da solo, al massimo può ritenere che l’altro sia troppo esigente.

 

L’alibi. La relazione diviene il suo alibi per non crescere. Il Fiore non è cosciente di non essere in grado di opporre rifiuti, crede di ritenere semplicemente che sia brutto farlo, non si accorge che gli è vietato, perché forse risveglierebbe le antiche paure infantili, che giacciono nell’inconscio. Qualunque sacrificio gli si chiede pensa che vada fatto, che sia normale, come lo sia sacrificarsi anche radicalmente quando si ama.

 

Queste convinzioni gli permettono di rinunciare a qualunque affermatività con la scusa che l’amore lo richieda o che gli altri ne abbiano bisogno.

 

Il blocco. Abbiamo visto che si presenta di fronte alla volontà degli altri, espressa e no. Il Fiore non solo si sente obbligato a soddisfare qualunque richiesta, ma indovina anche, empaticamente, quello di cui gli altri hanno bisogno e i loro desideri. Verso le persone care prova una sorta di soggezione che lo spinge alla  sottomissione vera e propria. In loro presenza, il Fiore non è praticamente mai se stesso e quasi non si esprime per timore di poter dire o fare qualcosa che possa dar fastidio.

 

Abbiamo a che fare, quindi, con un senso di blocco generale. Se l’altro non è egoista, oppure non ha bisogno dei suoi sacrifici, il Fiore segue volentieri i propri interessi. Ma se appena questo ha una  richiesta, subisce talmente la sua volontà da non saper più accedere a se stesso.

 

Centaury teme di perdere l’amore se non asseconda gli altri. Non riesce a sopportare lo scontento degli altri. Tenta di vivere all’ombra dell’altro sacrificandosi all’inverosimile.

 

Ipotesi sulle origini infantili della sottomissione di Centaury (vedi cap. 5)

 

□ Bambini affettuosi che non riescono a imporsi, bloccati dalla violenza, dall’ostilità, dalla volontà degli altri, che si sacrificano per i bisogni della famiglia. Se vengono gratificati restano intrappolati nella dipendenza dai genitori; se maltrattati diventano spenti, insicuri e sottomessi (genitore impaurito, insicuro, con sensi di colpa, indigente, infelice, malato, rigido, collerico, violento, possessivo, che proietta l’amore adulto, ostile depresso).

 

Riepilogo per lo specialista

 

L’Io. È fragile, non si è mai strutturato, in quanto il Fiore è rimasto dipendente dagli altri, come nella prima infanzia. Il senso di sé è delegato a loro, ed è buono solo quando il Fiore si sente bene accolto. L’identità è costruita unicamente intorno alla propria capacità di sentimento e il Fiore considera secondari tutti gli altri aspetti della personalità.

Il confine dell’Io. E' praticamente inesistente, lascia entrare continuamente i valori altrui fino a far espugnare, anche del tutto, i propri.

Il Super-Io. È stranamente forte, e domina piegando letteralmente le altre istanze della personalità al suo bisogno di grandezza. Spinge verso un’immagine ideale di sé molto elevata, basata sulla grandiosità dei sentimenti, che deve compensare probabilmente la fragilità dell’Io con qualcosa di importante. Le altre ambizioni e gli altri bisogni sono del tutto secondari.

L’Es. Per quanto sia forte, in quanto il Fiore è motivato quasi unicamente dall’affettività, è però vincolato dal Super-Io e può esprimersi solo secondo i suoi dettami, così che il bisogno di grandiosità dei propri sentimenti diventa più forte del piacere che può provenire dagli stessi. Il Fiore è in grado di apprezzare il piacere affettivo e di abbandonarvisi, ma solo secondariamente. E quando manca, non abbandona chi glielo nega, né lotta, ma insiste a enfatizzare il proprio sentimento.  Apparire, e sentirsi, comunque meraviglioso verso l’altro, o gli altri, resta il suo bisogno più importante.

Scissione. Il Fiore ha scisso l’aggressività in tutti i suoi aspetti, affermativo, difensivo, offensivo.

Sintomo. Debolezza della volontà, è la diretta conseguenza della mancanza di affermazione. Il Fiore non trova nulla di forte dentro di sé da poter opporre al volere degli altri.

 

 Classificazione secondo il DSM - IV - TR

F93.0 Disturbo d’ansia di separazione. F94.1 Disturbo reattivo dell’attaccamento dell’infanzia o della prima fanciullezza tipo inibito.  F60.7 Disturbo dipendente di personalità. 

Coadiuvante

F80.1 Disturbo dell’espressione del linguaggio. Dipendenza da sostanze: F10.2x alcol, F15.2x amfetamine; F12.2x cannabis; F14.2x cocaina; F16.2x allucinogeni; F18.2x inalanti; F17.2x nicotina; F11.2x oppiacei; F13.2x sedativi, ipnotici o ansiolitici. F48.1 Disturbo di depersonalizzazione. F65.5 Masochismo sessuale.  F93.8 Problema di identità.